29 novembre 2006

XII.2.3


Me Fratello di Kafka.
Tragedia comica in un prologo due atti e un epilogo

ATTO SECONDO
Caro Kafka, siamo un pezzo avanti.

SCENA TERZA
Bisogna prima prendere un tram, 4 fermate, prendere la metro, altre quattro fermate, si attraversa una strada a quattro corsie, si passa sotto un ponte dell'autostrada ed ecco gli uffici della Polizia per gli stranieri.
Abbiamo tutto? Si chiedono.
Passaporto ok
fotografia ok
documento di affitto firmato dal proprietario con allegata visura catastale ok
contratti di lavoro a termine fotocopiati e timbrati dal notaio ok
tessera sanitaria eUropea quella nuova formato carta di credito ok
formulario
Giusto, manca solo quello e lo troveranno negli uffici. Arrivano alle 10 di mattina, già è una bolgia, poichè sono aperti dalle sette e mezza. La giornata è grigia, tutto è grigio. Ma hanno tutti i documenti. Me si mette subito in fila mentre Te cerca il formulario giusto, cioè quello viola scuro. Te arriva con il volto bianco.
"Hanno finito i formulari."
"Cosa vuol dire hanno finito i formulari?"
"Che li hanno finiti. Sul banco non ci sono più, la signorina allo sportello mi ha detto che ne ha sistemati 100 la mattina ma qualcuno deve averne presi tanti tutti insieme e loro domani traslocano nei nuovi uffici e non ne hanno più."
Perfavore, perfavore, no. Ha tutto. Tutto!
Che cazzo si fa ora?
Me abbandona la fila, che senso ha stare in fila se manca il documento principale.
Va fuori a fumare una sigaretta.
Te lo raggiunge dopo pochi minuti, arriva con un meraviglioso sorriso. Di rabbia e felicità.
Dobbiamo andare subito da mia madre, Perchè?, il formulario lo possiamo scaricare dall' internet, lì andiamo da mia madre così possiamo stamparlo, lo compiliamo e torniamo qua, gli uffici riaprono a mezzogiorno e mezzo fino alle tre e mezza. Si fa oggi.
Si guardano. Si fa oggi.
Corrono giù dalle scale degli uffici, b
isogna prima passare sotto un ponte dell'autostrada, attraversare una strada a quattro corsie, prendere la metro, 4 fermate e si arriva all'ufficio della madre di Te, suonano il campanello, salgono, entrano, saluti veloci, trovano il documento quello giusto e lo stampano in due copie.
Si fa oggi.
E' la pausa pranzo per gli uffici, si fermano in un bar a prendere un caffè e compilano il formulario.
Pronti, di nuovo.
Bisogna prima prendere un tram, 2 fermate, prendere la metro, altre quattro fermate, si attraversa una strada a quattro corsie, si passa sotto un ponte dell'autostrada ed ecco gli uffici della Polizia per gli stranieri.
Abbiamo tutto? Si chiedono.
Passaporto ok
fotografia ok
documento di affitto firmato dal proprietario con allegata visura catastale ok
contratti di lavoro a termine fotocopiati e timbrati dal notaio ok
tessera sanitaria eUropea quella nuova formato carta di credito ok
formulario ok

Entrano dentro di nuovo, più gente della mattina, nessuno se n'è andato a fare la pausa pranzo tra i questuanti. Tutti sono rimasti silenziosamenteognuno al loro posto. Me si mette in fila, per mezz'ora non succede niente: una vecchia signora accompagnata ha monopolizzato uno dei due sportelli da 25 minuti e non accenna ad andarsene. Davanti a Me una russa legge un quotidiano in cirillico, una mamma con un bambino che dorme, una ragazza ucraina con un cappotto bianco preoccupatissima, un'altra argazza in cinta dietro di Me, degli uomini di colore, qualche cinese, una grassona sporca vestita da rapper che gestisce una marea di formulari uguali al suo. E' lei che li ha presi dalla mattina. La fila si smuove, Me e Te organizzano dei turni in fila per andare a fumare una sigaretta ogni tanto. Passa un'ora, ne passano due di ore, sono rimaste quattro persone davanti a lui, ma tutte ci stanno un secolo e mezzo, ad un certo punto la grassona sporca vestita da rapper chiede ai due capofila se può entrare lei perchè quello è il suo posto, e si giustifica con parole che Me non capisce ma si accorge che offendono le persone in fila: alla fine però la lasciano passare. Te la guarda con odio ma non possono fare niente, solo maledirla per ogni minuto in più che resta. E resta per ben 31 minuti.
Dopo tre ore rimane l'ultima, una signora che parla un ceco stranissimo, è ubriaca e porta occhiali spessissimi, ma è l'ultima. E come tutti gli ultimi ci sta un visibilio di tempo da prenderla a pedate.
Tocca a loro.
Dalla cartellina trasparente tirano fuori tutto. E hanno tutto. La ragazzina dietro il vetro timbra tutto, prepara altri fogli che fa firmare e poi ritimbra, consegna un piccolo foglietto ciclostilato e su stampata c'è la data di quando dovrà andare a prendere il suo permesso temporaneo di soggiorno...
Uao.

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