Considerazioni sulla casa di Me.
Me vive in un quartiere chiamato Vršovice, la via la omettiamo per ragioni di privacy, in un palazzo dalle mura esterne grigie, scure, di quel grigio sporco o volutamente serio, spaventevole, diffidente, che andava di moda durante l' esilarante occupazione nazista. Persino la zona del quartiere dove si trova la via, ha lo stesso sapore serio, spaventevole, diffidente, che andava di moda all'inizio dei lunghissimi e tranquilli anni '40. Ora poi che l'inverno è cominciato e il cielo è prevalentemente grigio acciaio (o bianco nebbia se volete), l'anima di quegli anni '40 si sente in tutta la sua malcelata avversità per la vita. Pesa come un sasso incollato allo stomaco che ti strappa i peli quando cerchi di levarlo. Uff.
Me abita al quarto piano, il penultimo, e l'unica sua isola è dentro le mura domestiche. Anche se da sotto la porta o dalla piccola finestra del bagno arrivano ogni sorta di odori nauseanti, tipo il sugo alla cipolla dal piano di sotto o l'odore di sigaretta alle 6,00 di mattina del bagno accanto, ecco, dentro casa in fondo si sta bene. Ci sono le sue cose, comprate all'Ikea, portate dalla sua casa in Italia, portate dalla casa di Te. C'è il loro stile, i loro colori, i loro discorsi e i loro odori. Una volta Te ha cucinato il formaggio fritto per la soddisfazione del palato di Me e il piatto è stato consumato in mezzora però il puzzo di fritto è rimasto per altri tre giorni.
La loro piccola neonata vita insieme.
La casa non è grande: due stanze un corridoio e un bagno dove per fare la doccia devi sgusciare tra il cesso e il lavandino che non ha mai visto così piccolo, nemmeno nei cartoni animati. Il bagno è piccolissimo, tutta la casa lo circonda come un abbraccio. Sincero forse, stretto sicuro. La parete del corridoio è in cartongesso ed è l'unica che li separa dall'appartamento accanto dove dal silenzio che fanno gli inquilini accanto sembrano morti, o forse sono di quei cechi all'antica che sono veramente sempre silenziosi e comunicano tra loro o a gesti o semplicemente con il pensiero. In origine, nei gloriosi anni '40 doveva esserci un solo appartamento, di recente ammodernato secondo le nuove disposizioni sulle unità abitative sufficienti, dio maledica Le Corbusier.
Stamattina Me, di sabato mattina dopo un venerdì "quasi" alla ceca di bevute- sigarette- chiacchiere- musica nel bar con le amiche di Te e Me ha ricordi di un harem composto da 11 donne e lui seduto al tavolo, ecco dopo una serata così, conclusa presto ma con strascichi fino alle 4,00 di mattina, ecco Me stamattina si è svegliato presto ma proprio presto. Il suo computer, quello con il quale mi passa gli appunti da pubblicare è ancora in assistenza per altre due settimane; lavoro non se ne trova ancora; l'Italia è sempre più lontana ed è un bene, mi scrive, perchè porta solo debiti- conti da pagare- informazioni sbagliate da controllare continuamente; i pochi soldi guadagnati a settembre finiranno nel giro di un mese, proprio a causa dell'Italia, dove era finito in un sistema di debito continuo che lo soffocherà per un altro anno almeno, prima di vedere di nuovo la luce. E che ci vuoi fare? Si scappa anche per cambiare vita, per vedere se via da dove sei nato puoi diventare quello che hai dentro parafrasando un film di cui non si ricorda il titolo. Ma tant'è: il computer non c'è, gli appunti arrivano lenti e sconnessi e spesso riguardano cose separate tra loro, senza apparente senso logico. Un appunto di Me, per esempio, riguarda la grande quantità di non-vedenti che circolano per le strade della città. Me li vede ogni giorno -non ve l'aspeetavate questa serie di giochi di parole-, più di uno al giorno e sono sempre diversi. Sono soli, spesso, ma anche con il loro cane, con il loro bastone bianco, con il loro accompagnatore, con o senza occhiali. Ma camminano, siedono nei caffè, si muovono, montano sul tram. Da soli, come persone normali. Certo, sono persone normali, che c'entra. La curiosità è vederne così tanti in giro. Non pensa Me, che ci siano più ciechi in Cechia che a Roma (e scusate il sottile gioco di parole) o a Firenze. Non pensa Me che i non-vedenti di Praga siano un esercito rispetto alle altre città italiane (le uniche con le quali possa fare un paragone). Ma in Italia non ne ha mai visti così tanti in giro. Così tanti, confusi tra la gente, nel traffico umano di ogni via. Dove li nascondono i ciechi in Italia?
Tant'è, è facile perdersi negli appunti scritti a mano senza ordine.
Me stamattina è uscito per fare la spesina del week end, il sabato pomeriggio chiude tutto ciò che è utile e anche se l'occhio alle 4,00 di mattina era sempre vigile e spalancato sul display dello stereo che si illumina all'improvviso per un'ora e poi si spenge eprchè è settato su una vecchia sveglia che nessuno ha mai sconnesso ma meno male non si alza il volume in automatico per cui è abbastanza inoffensiva non foss'altro per quel verde acido che non è lo stesso che guarda quando si addormenta; alle 8,30 è in piedi ingannato dalla sveglia di Te, ancora regolata sull'ora estiva quindi un'ora avanti, Misericordia ormai è tardi per tornare a letto. Bisogna comprare qualcosa per fare colazione, il pane è finito, il formaggio è finito, il tempo fa schifo che non vuoi nemmeno prendere un film in dvd da guardare mentre fuori la gente schianta di freddo? E le sigarette di entrambi sono finite, Cristo santo le sigarette come si vive senza sigarette?
La buona dose di relazioni interpresonali della settimana -il teatro, il vernissage di caricature e illustrazioni dei maestri russi, il bar, gli incontri pomeridiani al caffè, una birra dopo i cortometraggi di Eizenstejn, insomma la vita che ti scorre addosso e dentro- oggi fa: pausa. Me ha deciso già da ieri che dedicherà questa giornata, dopo la spesa, all'isolamento assoluto. Ma bisogna come detto fare la spesa per garantirsi di non mettere più il naso fuori almeno fino alla domenica sera. Così si doccia, si sbarba, si taglia le unghie, caffè. Nonostante l'odore di sigaretta dal bagno accanto lo abbia investito già dalle nove non può fumare in casa di prima mattina. Primo perchè non ha le sigarette, secondo perchè Te, ceh sta ancora dormendo, lo ucciderebbe. Il suo olfatto la mattina appena sveglia è così sensibile e così strettamente collegato con il nervosismo e l'isteria. Me si veste alla chetichella, esce di casa di soppiatto. Sul pianerottolo annusa l'aria del palazzo: qualcosa sta marcendo sotto il perenne odore di sigaretta. Scende le scale e al piano di sotto, al terzo, l'inquilina che vive sotto di loro è già fuori seduta su una piccola sedia di plastica azzurra a fumare la sua ennesima sigaretta. Non è la prima della giornata, nel piccolo portacenere di vetro i cadaveri storti di altre sigarette hanno avuto il tempo di mescolarsi con l'aria viziata e dire che c'è un balcone comune ad ogni mezzanino, basterebbe così poco per vivere bene.
Ma non è il palazzo della buona educazione, no.
Il mostro del terzo piano ha i pantaloncini corti, sempre gli stessi, offrendo alla vista gambe orribili piene di ferite dimenticate e cellulite in fase avanzata. I capelli neri -tinti- corti la rendono ancora più uomo e mostro. Non ride, saluta appena, sembra sempre perennemente incazzata con tutti. E fuma nel corridoio del palazzo per non fumare in casa perchè ha un bambino in casa, così appesta tutto il resto del palazzo. Che cazzo gliene frega a lei? Me continua a scendere e mentre scende l'odore viola dolciastro del marcio, come ogni giorno, diventa ancora più forte. Al primo piano, dentro l'interno 6 vive il suo incubo. Ci abita una signora sola, che lavora tutto il giorno per tutta la settimana. Ma, essendo sola ed essendo consuetudine di avere almeno un cane in questo paese dove tutti hanno un cane, anch'ella un cane, nuovo di zecca, assemblato per l'occasione. Purtroppo per il cane nuovo di zecca la signora bionda, grassa, unta, forse russa, di quei russi di vodka, lontani dalle immagini sia del comunismo che del capitalismo mafioso odierno, un pezzo di russia lasciato in un altro paese a marcire nel palazzo dove abita Me, la signora in questione lavora come detto tutto il giorno tutta la settimana: insomma, il cane abbaia come un disperato tutto il santo giorno perchè lasciato solo chiuso in casa dalla signora che lavora, e abbaia ad intervalli tremendamente regolari, svizzeri, e siccome Me non lavora, torna a casa il pomeriggio per leggere magari o per provare a scrivere, semplicemente per ripararsi dal freddo anche, masturbarsi qualche volta, dormire un poco. E il cane, piccolo, già sporco come la padrona e puzzolente, si immagina, abbaia abbaia abbaia abbaia. Senza che nessuno nel palazzo si azzardi a denunciare in qualche modo la cosa. come se fosse normale, prima o poi il cane si abituerà a star solo che problema ci dev'essere... e intanto il cane abbaia abbaia abbaia abbaia. E la signora del terzo piano si accende un'altra sigaretta seduta sulla sua piccola sedia azzurra di plastica. Me sente il rumore dell'accendino mentre scende i gironi dell'inferno.
Odia questo palazzo.
Raggiunge il piano terra dove la doppia porta di ingresso lo separa dal resto del quartiere dove vive. Al piano terra vive sulla destra delle scale, quando si scende ovvio, una coppia di zingari, forse rumeni, anch'essi con il loro bravo cane. Perchè tutti hanno un cane, minimo.
Sono anziani. L'uomo si muove, vive in giro, a volte lo ha incontrato, sempre con il cane, mentre rientrava in casa o mentre ne usciva. La donna è sempre chiusa in casa, vive sul divano di fronte al televisore, senza denti, anoressica, sporca, sporchi sembrano entrambi di quello sporco vecchio e incallito che diventa pelle, si sostituisce alla pelle. A volte sta alla finestra, controlla quello che succede, guarda fuori sempre a finestra chiusa, non ha mai visto la sua finestra aperta. O sta lì alla finestra o sta sdraiata sul letto-divano a guardare la televisione. Dal loro appartamento proviene la puzza indescrivibile che ammorba tutto il palazzo, quell'odore viola e dolciastro della carne quando va a male. E sembra che lì dentro di carne che va a male ce ne siano stive intere, esperimenti di decomposizione, gatti morti e topi rancidi rimasti sotto i mobili per anni decenni secoli. Foreste pietrificate di animali morti putrefatti in elegante esposizione dentro casa. Si tappa il naso, entra nel corridoio di ingresso dove le cassette della posta in metallo verde fanno orribile mostra di sé. Ha ancora il tempo di osservare il mosaico del pavimento, in bianco grigio e nero: sono svastiche che si inseguono per tutto il corridoio. Severe regolari diffidenti. Ordinate. Serie. Andavano di moda nei gloriosi anni '40.
è tempo di uscire a fare la spesa prima che tutti i negozi chiudano.
Il sabato viola di pioggia e topi morti finisce qui.
Me vive in un quartiere chiamato Vršovice, la via la omettiamo per ragioni di privacy, in un palazzo dalle mura esterne grigie, scure, di quel grigio sporco o volutamente serio, spaventevole, diffidente, che andava di moda durante l' esilarante occupazione nazista. Persino la zona del quartiere dove si trova la via, ha lo stesso sapore serio, spaventevole, diffidente, che andava di moda all'inizio dei lunghissimi e tranquilli anni '40. Ora poi che l'inverno è cominciato e il cielo è prevalentemente grigio acciaio (o bianco nebbia se volete), l'anima di quegli anni '40 si sente in tutta la sua malcelata avversità per la vita. Pesa come un sasso incollato allo stomaco che ti strappa i peli quando cerchi di levarlo. Uff.
Me abita al quarto piano, il penultimo, e l'unica sua isola è dentro le mura domestiche. Anche se da sotto la porta o dalla piccola finestra del bagno arrivano ogni sorta di odori nauseanti, tipo il sugo alla cipolla dal piano di sotto o l'odore di sigaretta alle 6,00 di mattina del bagno accanto, ecco, dentro casa in fondo si sta bene. Ci sono le sue cose, comprate all'Ikea, portate dalla sua casa in Italia, portate dalla casa di Te. C'è il loro stile, i loro colori, i loro discorsi e i loro odori. Una volta Te ha cucinato il formaggio fritto per la soddisfazione del palato di Me e il piatto è stato consumato in mezzora però il puzzo di fritto è rimasto per altri tre giorni.
La loro piccola neonata vita insieme.
La casa non è grande: due stanze un corridoio e un bagno dove per fare la doccia devi sgusciare tra il cesso e il lavandino che non ha mai visto così piccolo, nemmeno nei cartoni animati. Il bagno è piccolissimo, tutta la casa lo circonda come un abbraccio. Sincero forse, stretto sicuro. La parete del corridoio è in cartongesso ed è l'unica che li separa dall'appartamento accanto dove dal silenzio che fanno gli inquilini accanto sembrano morti, o forse sono di quei cechi all'antica che sono veramente sempre silenziosi e comunicano tra loro o a gesti o semplicemente con il pensiero. In origine, nei gloriosi anni '40 doveva esserci un solo appartamento, di recente ammodernato secondo le nuove disposizioni sulle unità abitative sufficienti, dio maledica Le Corbusier.
Stamattina Me, di sabato mattina dopo un venerdì "quasi" alla ceca di bevute- sigarette- chiacchiere- musica nel bar con le amiche di Te e Me ha ricordi di un harem composto da 11 donne e lui seduto al tavolo, ecco dopo una serata così, conclusa presto ma con strascichi fino alle 4,00 di mattina, ecco Me stamattina si è svegliato presto ma proprio presto. Il suo computer, quello con il quale mi passa gli appunti da pubblicare è ancora in assistenza per altre due settimane; lavoro non se ne trova ancora; l'Italia è sempre più lontana ed è un bene, mi scrive, perchè porta solo debiti- conti da pagare- informazioni sbagliate da controllare continuamente; i pochi soldi guadagnati a settembre finiranno nel giro di un mese, proprio a causa dell'Italia, dove era finito in un sistema di debito continuo che lo soffocherà per un altro anno almeno, prima di vedere di nuovo la luce. E che ci vuoi fare? Si scappa anche per cambiare vita, per vedere se via da dove sei nato puoi diventare quello che hai dentro parafrasando un film di cui non si ricorda il titolo. Ma tant'è: il computer non c'è, gli appunti arrivano lenti e sconnessi e spesso riguardano cose separate tra loro, senza apparente senso logico. Un appunto di Me, per esempio, riguarda la grande quantità di non-vedenti che circolano per le strade della città. Me li vede ogni giorno -non ve l'aspeetavate questa serie di giochi di parole-, più di uno al giorno e sono sempre diversi. Sono soli, spesso, ma anche con il loro cane, con il loro bastone bianco, con il loro accompagnatore, con o senza occhiali. Ma camminano, siedono nei caffè, si muovono, montano sul tram. Da soli, come persone normali. Certo, sono persone normali, che c'entra. La curiosità è vederne così tanti in giro. Non pensa Me, che ci siano più ciechi in Cechia che a Roma (e scusate il sottile gioco di parole) o a Firenze. Non pensa Me che i non-vedenti di Praga siano un esercito rispetto alle altre città italiane (le uniche con le quali possa fare un paragone). Ma in Italia non ne ha mai visti così tanti in giro. Così tanti, confusi tra la gente, nel traffico umano di ogni via. Dove li nascondono i ciechi in Italia?
Tant'è, è facile perdersi negli appunti scritti a mano senza ordine.
Me stamattina è uscito per fare la spesina del week end, il sabato pomeriggio chiude tutto ciò che è utile e anche se l'occhio alle 4,00 di mattina era sempre vigile e spalancato sul display dello stereo che si illumina all'improvviso per un'ora e poi si spenge eprchè è settato su una vecchia sveglia che nessuno ha mai sconnesso ma meno male non si alza il volume in automatico per cui è abbastanza inoffensiva non foss'altro per quel verde acido che non è lo stesso che guarda quando si addormenta; alle 8,30 è in piedi ingannato dalla sveglia di Te, ancora regolata sull'ora estiva quindi un'ora avanti, Misericordia ormai è tardi per tornare a letto. Bisogna comprare qualcosa per fare colazione, il pane è finito, il formaggio è finito, il tempo fa schifo che non vuoi nemmeno prendere un film in dvd da guardare mentre fuori la gente schianta di freddo? E le sigarette di entrambi sono finite, Cristo santo le sigarette come si vive senza sigarette?
La buona dose di relazioni interpresonali della settimana -il teatro, il vernissage di caricature e illustrazioni dei maestri russi, il bar, gli incontri pomeridiani al caffè, una birra dopo i cortometraggi di Eizenstejn, insomma la vita che ti scorre addosso e dentro- oggi fa: pausa. Me ha deciso già da ieri che dedicherà questa giornata, dopo la spesa, all'isolamento assoluto. Ma bisogna come detto fare la spesa per garantirsi di non mettere più il naso fuori almeno fino alla domenica sera. Così si doccia, si sbarba, si taglia le unghie, caffè. Nonostante l'odore di sigaretta dal bagno accanto lo abbia investito già dalle nove non può fumare in casa di prima mattina. Primo perchè non ha le sigarette, secondo perchè Te, ceh sta ancora dormendo, lo ucciderebbe. Il suo olfatto la mattina appena sveglia è così sensibile e così strettamente collegato con il nervosismo e l'isteria. Me si veste alla chetichella, esce di casa di soppiatto. Sul pianerottolo annusa l'aria del palazzo: qualcosa sta marcendo sotto il perenne odore di sigaretta. Scende le scale e al piano di sotto, al terzo, l'inquilina che vive sotto di loro è già fuori seduta su una piccola sedia di plastica azzurra a fumare la sua ennesima sigaretta. Non è la prima della giornata, nel piccolo portacenere di vetro i cadaveri storti di altre sigarette hanno avuto il tempo di mescolarsi con l'aria viziata e dire che c'è un balcone comune ad ogni mezzanino, basterebbe così poco per vivere bene.
Ma non è il palazzo della buona educazione, no.
Il mostro del terzo piano ha i pantaloncini corti, sempre gli stessi, offrendo alla vista gambe orribili piene di ferite dimenticate e cellulite in fase avanzata. I capelli neri -tinti- corti la rendono ancora più uomo e mostro. Non ride, saluta appena, sembra sempre perennemente incazzata con tutti. E fuma nel corridoio del palazzo per non fumare in casa perchè ha un bambino in casa, così appesta tutto il resto del palazzo. Che cazzo gliene frega a lei? Me continua a scendere e mentre scende l'odore viola dolciastro del marcio, come ogni giorno, diventa ancora più forte. Al primo piano, dentro l'interno 6 vive il suo incubo. Ci abita una signora sola, che lavora tutto il giorno per tutta la settimana. Ma, essendo sola ed essendo consuetudine di avere almeno un cane in questo paese dove tutti hanno un cane, anch'ella un cane, nuovo di zecca, assemblato per l'occasione. Purtroppo per il cane nuovo di zecca la signora bionda, grassa, unta, forse russa, di quei russi di vodka, lontani dalle immagini sia del comunismo che del capitalismo mafioso odierno, un pezzo di russia lasciato in un altro paese a marcire nel palazzo dove abita Me, la signora in questione lavora come detto tutto il giorno tutta la settimana: insomma, il cane abbaia come un disperato tutto il santo giorno perchè lasciato solo chiuso in casa dalla signora che lavora, e abbaia ad intervalli tremendamente regolari, svizzeri, e siccome Me non lavora, torna a casa il pomeriggio per leggere magari o per provare a scrivere, semplicemente per ripararsi dal freddo anche, masturbarsi qualche volta, dormire un poco. E il cane, piccolo, già sporco come la padrona e puzzolente, si immagina, abbaia abbaia abbaia abbaia. Senza che nessuno nel palazzo si azzardi a denunciare in qualche modo la cosa. come se fosse normale, prima o poi il cane si abituerà a star solo che problema ci dev'essere... e intanto il cane abbaia abbaia abbaia abbaia. E la signora del terzo piano si accende un'altra sigaretta seduta sulla sua piccola sedia azzurra di plastica. Me sente il rumore dell'accendino mentre scende i gironi dell'inferno.
Odia questo palazzo.
Raggiunge il piano terra dove la doppia porta di ingresso lo separa dal resto del quartiere dove vive. Al piano terra vive sulla destra delle scale, quando si scende ovvio, una coppia di zingari, forse rumeni, anch'essi con il loro bravo cane. Perchè tutti hanno un cane, minimo.
Sono anziani. L'uomo si muove, vive in giro, a volte lo ha incontrato, sempre con il cane, mentre rientrava in casa o mentre ne usciva. La donna è sempre chiusa in casa, vive sul divano di fronte al televisore, senza denti, anoressica, sporca, sporchi sembrano entrambi di quello sporco vecchio e incallito che diventa pelle, si sostituisce alla pelle. A volte sta alla finestra, controlla quello che succede, guarda fuori sempre a finestra chiusa, non ha mai visto la sua finestra aperta. O sta lì alla finestra o sta sdraiata sul letto-divano a guardare la televisione. Dal loro appartamento proviene la puzza indescrivibile che ammorba tutto il palazzo, quell'odore viola e dolciastro della carne quando va a male. E sembra che lì dentro di carne che va a male ce ne siano stive intere, esperimenti di decomposizione, gatti morti e topi rancidi rimasti sotto i mobili per anni decenni secoli. Foreste pietrificate di animali morti putrefatti in elegante esposizione dentro casa. Si tappa il naso, entra nel corridoio di ingresso dove le cassette della posta in metallo verde fanno orribile mostra di sé. Ha ancora il tempo di osservare il mosaico del pavimento, in bianco grigio e nero: sono svastiche che si inseguono per tutto il corridoio. Severe regolari diffidenti. Ordinate. Serie. Andavano di moda nei gloriosi anni '40.
è tempo di uscire a fare la spesa prima che tutti i negozi chiudano.
Il sabato viola di pioggia e topi morti finisce qui.
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