21 ottobre 2006

IX (nove)

Toccata e fuga nel capitalismo selvaggio.
Ed ecco che l’Italia, come un porto visto dalla nave che ha già preso il largo, è lontana, lontana, lontana. Lontana come il calore del sole al sud. Lontana come il sogno di qualcosa che, appena svegli, si è già dimenticato. Perché Me non si sofferma mai molto sul passato. Specie se il passato è felice, gioioso, pieno di riconoscimenti.
Me allontana da sé, come sempre del resto, ogni pensiero che possa tranquillazzarlo: non fanno per lui, così se ne libera appena può.
Vuoi mettere, scrive nei suoi appunti, rimuginare sulle cose che non riescono, sulle cose che vanno male. Che gusto c’è a crogiolarsi su cose che sono andate bebe?troppo facile.
Così Me è tornato nel freddo, il freddo pungente del centro europa. Il freddo che non rilassa, il freddo che non mette sopore ma voglia di muoversi, se non altro per scaldarsi: il freddo che riporta alla realtà.
Non più protetto dalle Alpi e dalle montagne austriache eccolo di nuovo esposto ai siderali venti di Siberia. Venti che portano sempre ondate di futuro incerto e conti in banca al limite della telefonata del direttore.
Non manca il sole oggi, anche se non scalda: ma c’è, illumina questo cielo freddo e terso, ottimo per proiettare i pensieri.
È tornato da tre giorni Me, dopo un ennesimo viaggio in autobus, carico stavolta come un emigrante dei tempi andati: valigie stracolme legate con lo spago, dvd player al sicuro nella valigia involtato in piumone da letto e coperta di pyle –chissà come si scrive pyle, forse pile, vabbè..-, hard disk esterno pieno di film pirata da vedere e da masterizzare.
L’immancabile caffè del Padovani e il vino da regalare a chi ha aiutato Me.
Ma, sin dall’inizio del viaggio, sin da prima della partenza, sin dall’arrivo in Italia, c’è un unico pensiero che affolla la mente del nostro affezionatissimo: la vendetta.
Eh si, ci vuole un sano sentimento di odio nei confronti di qualcuno o qualcosa: aiuta a stare meglio, che diavilo! Vendetta contro le icone del capitalismo che ha sempre odiato ma che ha provato ad abbracciare, perso nel suo pensiero di futuro che non arriva mai e lo lascia con la telefonata del direttore di banca sempre in agguato.
Prima di partire sia la verybigcorporation che la finta agenzia CIA lo hanno scaricato ognuno a suo modo. La verybigcorporation con una telefonata del consulente del recruitment che lo informava dell’esito negativo nonostante la buona prova di ingresso. Ma aveva altre speranze per un altro posto di lavoro sempre all’interno della corporation. Un’altra mansione e ovviamente un altro stipendio. Minore, sicuramente minore. “Call me immediately whenever you come back to prague” gli aveva detto il consulente del recruitment. Ma Me non vuole chiamare. Se deve vendere l’anima al diavolo lo vuole fare per i soldi, per i veri soldi. Non per qualche elemosina da ventenne.
La vendetta vera però è un’altra e Me se la sta costruendo, come un castello barocco della Germania brandeburghese, mattone dopo mattone. La vendetta vera, stupida, informe, irragionevole è presentarsi da quella simpaticona bionda con il culone della finta CIA che, dopo avergli mandato il contratto via Internet da leggere e controllare tipo:

“As discussed, we would like to offer you a position of Account Representative with *****. The position involves management of some existing client accounts as well as development of new leads and new business; great enthusiasm and communication will be required from you. You would be also required to put your problem solving skills to use and work individually as well as a part of our team. Please note that thorough training and introduction to our industry and work methods will be provided to you.
We are pleased to offer you the top end of the starting salary range for this position which is 25.000Kc / month. This is a starting salary that is expected to grow at a reasonable rate after a reasonable period of time and your results. On top of that we discussed a bonus structure that is based on finding new clients and new business to ******.
There is a standard 3 months trial period for this position. At the moment we can offer you the attached contract with ****** registered in the ***, once your Czech working visa comes through, we would ask you to sign a normal contract with our Czech branch of the business (here in Czech called *********) The company would then pay your benefits – social and health.
Once you have looked through the contract, please give me or ******* a call (or email us) and we will be happy to answer any questions you might have. Subject to your acceptance of our offer, we would then like to proceed with further discussions as to your starting date and further details.
I look forward to hearing from you soon.
Kind regards “

Bene, Me era contentissimo, nonostante la partenza in Italia rimandasse l’entusiasmo di qualche giorno. Ma, dopo sole 56 ore, le ha contate il miserrimo, la stessa simpatica culona della finta CIA lo ha scaricato con tre righe senza spiegazioni, tipo:

“Good afternoon,
I regret to inform you that upon re-consideration of our offer to yourself, we are no longer convinced that there is a fit between our parties. Therefore we will not progress with the process of hiring your services for ******.
We wish you all the best in the future and in your search for employment.
Yours sincerely”.

Ditemi voi se uno può accontentarsi di queste righe del cazzo: soprattutto in quei due giorni che cosa è successo da far cambiare repentinamente idea?
Il ritorno a “casa” di Me comincia così: quello che vorrebbe fare adesso lo deve e lo vuole fare. E cosa vuol fare allora? Qual è la vendetta da mettere in atto?
Solo presentarsi per chiedere spiegazioni: a sopresa, andare in quell’ufficio, presentarsi e domandare.
Non elemosina il lavoro, non prega per l’occupazione. Non certo a questa che lo ha trattato… come lo ha trattato? O piuttosto come si è sentito? Quante domande generate da ogni singolo evento.
Me, dopo aver comprato un mobile a sconto ad Ikea ed aver contrattato il trasporto alla sua casa, ha deciso che il giorno dev’essere oggi. Ogni secondo che lo separa dal suo proposito lo allontana dalla sua energia. E l’energia è quello che serve adesso. Ha fatto un viaggio andata e ritorno in tram-metro-autobus, passato un’ora e mezza dentro l’interminabile labirinto di mobili morti e inservienti giallo-blu, bestemmiato per il costo del trasporto, subìto il controllo di una guardia interna che lo credeva un ladro dell’ultimo minuto e pretendeva lo scontrino, rigorosamente perso dopo dieci secondi. Sopravvissuto al connubio svedese-ceco di sorrisi e pedate nel culo.
Eccolo di nuovo davanti all’ufficio. Sembra passato un secolo dagli ultimi sorrisi scambiati. Un futuro che comincia… Me suona il campanello, il portone si apre automaticamente. Me entra, rientra nella solita saletta: adesso ci sono solo due scrivanie, una delle quali è proprio della biondona.
Non sente nessuna melodia di Morricone, nessun vento a spazzare il far west. Nessun sibilo e nemmeno pesanti stivali da cowboy pronti alla sfida finale.
Si guardano ma lei non lo riconosce. È lui a riconoscerla.
Il dialogo si svolge in piedi, senza sedersi, e non dura più di cinque minuti. Me è imbarazzato, la biondona è ancora più imbarazzata di lui.
“I just came here for MY further information: I sent you an email in which I asked for further infos but anyone replied.” Silenzio.
La culona non sa che dire, balbetta in inglese, cerca di sorridere. Proprio non se l’aspettava. Me sente il sangue scorrere veloce. Cosa ci vorrebbe a prendere una sedia e spaccarla contro il vetro. Le guance si fanno rosse, viola, lo sente e capisce che è il momento per calmarsi. Anche lei nota il rossore e può giocare a suo favore.
In fondo, cosa cazzo gliene frega, adesso che è lì, della sua stupida vendetta. Sembrava la cosa più importante del mondo, invece adesso?
La discussione va avanti. “We made a mistake: we are no longer convinced that..” “You already wrote me that: these are MY further informations? Don’t you think I deserve a lot more infos? You sent me the contract before and then, after 2 days you changed idea? What kind of professional behaviour is this?”.
Stavolta è lei a diventare rossa. La sopresa gioca comunque a suo favore.
La culona si irrigidisce: “We realized, after your reply, that your attitude and your motivations was not sufficient to us..”. ecco dov’è l’inghippo!
È nella sua risposta alla email del contratto:

“Dear **** & *****,
I received the copy of the contract and as far as I will read carefully every word I'll send you back an email or give you a call to arrange our final interview . If i'll have any questions or doubt I'll call you for explanations.
thanks again for your time and hope to see you all soon.
I'm coming back on late afternoon of friday september 22nd, so I think we can meet on monday september 25th if it's not a problem for you.
PS: you both look gorgeus!”

Ditemi di nuovo voi cosa c’è di tremendo in questa email. Me è convinto che non dica ancora la verità. Ma che verità ci deve essere? Forse è vero che ci hanno ripensato.
In fondo è la regola del capitalismo selvaggio: facciamo un po’ come cazzo ci pare, in fondo nessuno ha firmato niente, che volete da noi?
Si, vuoi cambiare vita, ma a noi che ce ne cale? E poi, Me ha un’illuminazione folgorante, quel complimento isolato in fondo ha fattopiù danni che altro: non sa come, ma ne è convinto.
La discussione può anche finire lì.
Continuare significherebbe litigare, forzare la simpatica culona a dire quello che sa già e che lei non vuole dire. Me non vuole litigare. Non ne ha bisogno, non ne ha il coraggio. E poi che coraggio ci vuole a litigare? È così facile.
Me è cresciuto in un altro mondo: in un mondo in cui servono le spiegazioni, in un mondo in cui, una volta avute le spiegazioni richieste, ci si rimette il cappotto e in silenzio ci si esclude dal massacro. Magari sarà vittima di un infarto a quarantanni, ma mai far vedere fuori cosa succede dentro.
Mentre esce si sente augurare buona fortuna. Ma non è di fortuna che ha bisogno e sente la sua voce dirlo mentre esce. Pensa che la fortuna l’ha già avuta. La sua più grande fortuna è stata quell’email di rifiuto. Quell’email ricevuta in Italia.
In Italia, in Italia…
Lontana come il porto visto dal ponte di una nave che si allontana.
Fuori fa freddo nonostante il sole. Me chiude il portone e rientra nella città.
Tutto qui, l’incontro decisivo è già finito, consumato. Chissà cosa si aspettava veramente prima di entrare lì dentro. Non può vincere contro il loro mondo.
Mentre gira l’angolo e guarda come al solito le facciate dei palazzi, si ricorda che non ha chiesto alla simpatica culona se veramente ha fatto produzione nel cinema, come ha detto di fare durante la sua ennesima intervista.
Ma è una domanda di cui sa già la risposta.
Così, camminando per Praga, eccolo Me, ripensare ad ogni centesimo di secondo della sua Italia, come si ricorda un sogno che sta per svanire.
Ma questa è un’altra storia, come dicono nei film.
E il venerdi finisce qui.

12 ottobre 2006

otto (8)

otto come infinito.
infinito il tempo da passare in Italia.
infinito il tempo per raccogliere gli appunti di Me.
nel frattempo uno tsunami è arrivato a spazzare ogni residuo di agosto.
lo tsunami del settembre inoltrato.
Respira Me, respira ancora di nuovo. Ma confondo il presente e il passato. Prima di tutto ci vuole ordine.
Abbiate pazienza.