sole che va sole che viene.
stanotte Me ha quasi dormito nel letto. Ha quasi dormito perchè strani sogni di colloqui di lavoro infiniti lo hanno tormentato fino alla sofferta sveglia delle nove. Immagini di cravatte, scarpe strette e affollate commissioni di inchiesta lo circondavano. Sembrava che il colloquio fosse cominciato durante la notte, nella sua camera da letto, abbracciato alla sua ragazza. Innumerevoli ipotesi di dialogo sono state sperimentate. Senza nessun ricordo residuo del loro effetto.
oggi è giorno terribile di riposo. terribile. Giorno nel quale bisogna pur inventarsi cosa fare. Troppo freddo per resistere fuori a lungo nonostante le protezioni di tessuto siano al loro posto. Giorno in cui, per allontanare i pensieri, se ne fanno arrivare altri, stupidi. Meravigliosi.
Ma le donne, prima, si radevano le gambe come adesso? Il mito del corpo liscio e vellutato è sempre esistito? Secondo Te, la ragazza di Me, sospettosa della domanda innocente, già sua nonna non si radeva le gambe. Però nelle foto delle ragazze degli anni 50 e 60 le gambe non hanno peli. Ma sono appena 40, 50 anni fa.
Cose da brividi.
Me è convinto che i nostri antenati fossero molto più coraggiosi e forti di noi abitatori del presente. Se prima veramente le donne non si radevano, cosa doveva essere accarezzare le gambe di una donna, baciarle, stringerle. Cosa voleva dire?
Vengono i brividi solo a pensare di baciare peli ispidi o morbidi che siano, bruni o chiari che siano: i brividi.
sole che va sole che viene.
Me ha finito di controllare sul net cosa serve per i documenti necessari a vivere in questo paese. Me sa che dovrà avere un incontro ravvicinato con un ufficio uscito dai peggiori incubi di kafka dove si parla solo ceco e dove dovrà tornare qualche migliaio di volte, in onore alla necessaria burocrazia.
Me, in virtù della sua nottata di esami onirici, è preoccupato per il secondo colloquio che dovrà avere domani. Domani colloquio con tests numerici e di gruppo: non sa cosa ci sia da essere preoccupati, Me, ma non basta l'ignoranza a far cessare i continui films che passano sullo schermo della sua fantasia.
Me non è così convinto di cambiare vita. Tante cose lo impensieriscono. Soprattutto il pensiero, recidivo, di non fare mai abbastanza per sè lo tortura con la solita dolce voce.
Pensa a queste cose ostentando sorrisi che svaniscono appena svanisce il sole.
Pensa a queste cose mentre voci straniere lo circondano nell'ennesimo internet cafè. oggi è in centro, preciso in Vaclaswske Namesti, dentro un passaggio ricavato al piano terra di più palazzi. In questa città, sicuramente per la grande quantità di pioggie e di neve durante l'inverno, i passaggi coperti per passare da una strada all'altra o da un posto all'altro sono comuni come le strade loggiate a Bologna. La stessa atipica quantità di posti dove sostare durante i lunghi pomeriggi invernali è strabiliante. Sembra che più della metà delle persone di questa città viva nei cafè. Me è uno di loro.
In questo cafè i posti a sedere sono panchine di legno tipo vagone del tram anni '30 e i listini del menù sono cilindri infiliati in uno spiedo al centro del tavolo. i prezzi e i listini sono incasellati come orari dei treni. c'è anche un modellino di treno che corre su una monorotaia sospesa sopra il bancone del bar.
puzzerà di fumo come un turco, non appena uscirà da questo bar.
Domani dovrà mettersi la cravatta, il povero Me, dovrà comprarsi un paio di scarpe nuove, il povero Me. dovrà mascherarsi come per uno strano carnevale, il povero Me.
Povero Me. Almeno non è costretto a baciare gambe pelose di donne bellissime. Me è fortunato, in fin dei conti.
anche senza il sole.
e per oggi ha finito.
30 agosto 2006
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