Me stanotte ha dormito sul divano, protetto solo da un leggero piumone fatto di invettive e improperi.
Senza cuscino, senza sonno. Me non ha riposato.
Alle sei e trenta, dopo aver sentito la sua ragazza uscire per andare al lavoro, Me è tornato nel letto per riposare l'ultima ora prima della sveglia definitiva.
Oggi è un altro giorno di colloqui di lavoro.
Il cielo della mattina non presenta nessuna variante dal cielo della notte: entrambi hanno lo stesso colore e la stessa luminosità latente, quasi nulla. Tutto è grigio senza ombra e, sotto le coperte, come sempre in giorni come questo, si starebbe bene. Protetti, nascosti, riparati.
Caldi caldi caldi come in un utero fatto di piume di silicone e finto cotone egizio ikea.
Persino l'odiosa moquette ricettacolo di polvere e uova di insetti sembra oggi gradevole, calda, rassicurante.
Non dura tanto. sono già le nove, l'appuntamento è alle undici e Me si deve lavare deve colazionare deve defecare per presentarsi nel migliore dei modi al colloquio.
Certo, dopo i diverbi della sera, l'umore somiglia così tanto al cielo oggi che Me farebbe meglio a rimanere in casa.
Ma non può.
La vita urla urla urla di muoversi con voce che somiglia stranamente alla voce della madre di Me. Una voce che urla e penetra il sonno. Urla mentre Me si prepara il caffè, mentre Me apre il latte da mezzo litro, mentre Me decide se fumare una sigaretta o aprire la bocca e inserirvi un dolcetto alla vaniglia.
Sa già la risposta: insieme al caffè, oggi che è solo in casa, si accenderà una sigaretta.
Direttamente sulla tazza del minibagno mentre beve il suo caffelatte tiepido e ripensa, catalogandole, tutte le cose che deve fare durante il giorno.
Dalla finestrella del bagno entrano piume di piccione portate dal vento e portatrici di malattie non ben definite ma pericolose. Una piuma intera si posa nel piatto della doccia dove pochi residui di capelli della sua ragazza giacciono come vittime di un bombardamento di acqua calda a getto.
Un'ultima occhiata all'esterno e la valutazione sull'abbigliamento inizia: meglio la maglia o meglio un raincoat, che sembra piovere già?
Me opta per il raincoat sopra ad una magliettina blu a maniche corte comprata per l'occasione del colloquio. Mentre si veste Me pensa a suo padre, che faceva le stesse cose. Pensa che non voleva diventare come lui, pensa che certe cose accadono e basta, che Me lo voglia o no.
Vestirsi bene per l'occasione, presentarsi nel migliore dei modi.
Si guarda nello specchio: la stessa pancetta che lo rivela prodotto del corpo del padre.
Petto in fuori pancia in dentro mente sgombra di pensieri inutili.
Raincoat scarpe chiavi di casa il fido laptop nella borsa e via fuori il mondo chiama. Chiamerà Me?
Il vento freddissimo diretto dalla siberia senza soste lo frusta appena uscito dal palazzo. Poche gocce veloci come freccette da pub irlandese lo accolgono. La strada non è molta, l'ufficio è vicino casa.
Me arriva all'ufficio e una ragazza, Veronika, lo accoglie in una stanza dall'illuminazione al neon, gremita di schermi di computers e altrettante persone illuminate dai pixel. Lo prende, Veronika, e lo porta al bar accanto per poter parlare con tranquillità. Le solite domande, le solite risposte, la solita faccia sicura e le risposte in inglese sicure puntuali. Così tanti colloqui servono per lo meno a sviluppare una strategia simile. Cosa vogliono sentirsi dire, cosa si aspettano? Sicurezza, esperienza, lingua sciolta. Veronika è carina e parla a bassa voce come per non disturbare: Me risponde a tutto.
Arriva il boss, americano che parla inglese velocissimo e fa perdere Me nei meandri delle parole masticate, nel plum cake che sempre gli americani hanno in bocca mentre parlano.
Anche qui, l'americano studia cosa Me non dice: gli chiedono di raccontare qualche momento di difficoltà e come ne è uscito.
Me non ricorda niente di queste cose. Me non ha nemmeno capito che diavolo di lavoro fanno in quell'ufficio.
Strette di mano, richiameremo, faremo sapere.
Ed ecco dopo un'ora Me è per la strada frustato dal vento. La temperatura non accenna a salire, il cielo non accenna a schiarire.
Cosa fare nella meravigliosa Praga dei sogni con un tempo così?
Me deve sbrigare la corrispondenza via internet. Con in testa il pensiero della sera, quando la sua ragazza pretenderà ulteriori spiegazioni che Me non vuole dare. A volte si litiga e basta, senza una ragione. Specie quando si parlano due lingue diverse e si cerca una piattaforma comune di dialogo. Ma la piattaforma per sua natura non appare mai quando dovrebbe apparire, così si naufraga volentieri nel mare del "non rompere" e nella marea dei "lasciami stare, non ho voglia".
così Me guarda le nuvole nel cielo e sente le stesse nuvole dentro di sè, fino a che non trova la rassicurante porta dell'ennesimo internet cafè e vi si rinchiude dentro. Tira fuori il laptop, ordina un te per scaldarsi, ne ha bisogno, e comincia un'altra ricerca, altre prove.
Mandare il curriculum ovunque.
Cercare qualcos'altro.
Perchè l'inattività quando non la vuoi è la peggior cosa.
L'ozio è invidiabile e adorabile quando sei al sicuro dal resto dei problemi del tuo mondo.
Ma quando non sai cosa succederà domani, l'ozio non aiuta. nemmeno il fatalismo di Me aiuta.
Lascia troppo spazio al caso.
Desiderabile il caso e il caos (che è il caso in confusione) desiderabile sempre. ma davvero?
Accanto a Me c'è la cameriera, Eva, carina simpatica e lentissima quando le si ordina qualcosa. il cafè è vuoto. Me pensa a tutte le possibili combinazioni di sesso improvviso e baci rubati dietro la porta del bagno. solo per non pensare al resto della sua vita professionale che va in frantumi. sono belli i sogni segreti, dove tutto succede, semplicemente, senza nessuno sforzo.
Me la guarda, lei lo guarda, si avvicina a tempo di musica e alza la maglietta dove nell'ombelico campeggia un brillantino che chiede solo di essere baciato.
si, bello abbandoanrsi alla fantasia. è tutto così veloce e immediato.
semplice. come masturbarsi non appena arrivati a casa. masturbarsi per schiarire il cervello.
La famosa e celeberrima masturbazione triste..
Putroppo dentro non si può fumare e, risvegliandosi, Me si accorge che la cameriera sta facendo i caffè dietro il banco e produce un rumore infernale, per cui decide di uscire al fresco per fumarsi una sigaretta nel ghetto dei fumatori.
l'esterno, dove fischia il vento e soffia la bufera.
o era il contrario?
niente si muove nonostante il vento siberiano.
migliorerà, sicuramente. c'è bisogno di credere.
ma per oggi ho finito.
29 agosto 2006
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