08 settembre 2006

V (cinq)

Spleen, a sapere che vuol dire ma secondo Me calza a pennello.
Soprattutto, ogni giorno è costretto ad inventarsi qualcosa per non preoccuparsi.
Perché Me si preoccupa.
Me si preoccupa per la sua vita. La sua vita vera.
L’interviewwithabigcorporation, Me ha saputo tutto il giorno dopo, è andata bene.
I responsabili del recruitment hanno chiamato per complimentarsi: il suo test è andato molto oltre le loro stesse aspettative… che altro dire? Il test numerico? Una favola.
Si può permettere Me di sognare, di sperare di fare qualche castello? Tirare il fiato e dormire un secondo?
Nessuno più, da venerdi scorso, ha chiamato.
Il silenzio, prolungato dà da pensare. Come si deve comportare Me?
Cosa deve fare? Deve chiamare?
Una preoccupazione in più.
Me non è contento, nonostante oggi il sole splenda e l’aria sia finalmente calda di vento del sud.
Si respira oggi, insieme al sud, un’ansia improvvisa, diffusa. Un’ansia profonda anche.
È questa la vita vera che cerca Me? Senza una risposta, piena di incertezza, senza riposo, piena di speranze, senza conferme, piena di dubbi. E questa attesa infinita che qualcosa debba succedere.
Me sa che si sbatte tutto il giorno: è diventato l’uomo dei colloqui, non ha mai parlato di sé così tanto in vita sua.
L’uomo dei colloqui. L’uomo che cerca costantemente qualcosa.
Ma che non vede arrivare niente.
L’uomo che sembra aver litigato con la pazienza..
Quest’uomo, oggi, ha un altro colloquio, anche se la sua giornata inizia molto prima.
Ha infatti una tabella di marcia, per uno che non fa un cazzo, di tutto rispetto.
07.45 Falsa sveglia: è solo la sua ragazza che si sta preparando per andare a lavorare.
08.50 Sveglia: la prima cosa che vede è un ragno sul muro, nero, grosso, vicino. Leva il sonno.
La lavatrice in funzione, poi, fa ballare il cestello dell’asse da stiro rimasto lì da due giorni, con un fastidioso rumore di ferro.
Doccia, caffè freddo, c’è qualcosa da mangiare? Macchè.
09.50 Finisce la lavatrice. Come da istruzioni gira la manopola tenendola premuta fino al numero quattordici dei cicli di lavaggio. Riparte tutto il meccanismo.
Finita la lavatrice stende i panni finisce di vestirsi ed esce. Deve andare dalla sua ragazza a prendere i soldi, quei pochi che ha guadagnato col ministero della cultura.
10.20 Di corsa fuori di casa salta sul tram quasi in corsa.
Almeno c’è il sole, si sta bene.
10.50 Arriva in Malostranske namesti prende i soldi da Te saluti e baci veloci.
Deve mandare un fax in Italia con i suoi dati per un piccolo lavoro di tre giorni.
11.10 Primo tentativo alle poste di Malostranske namesti. Dopo aver atteso dieci minuti che arrivasse un impiegato qualunque viene comunicato che non si effettuano fax internazionali. Lo dirottano, dopo infinite preghiere in tutte le lingue, alle poste centrali in Jindriska, accanto a Vaclawske Namesti. Decide di optare per una bella passeggiata sotto il sole ed ha ragione. Oggi tutto brilla scintilla e i riflessi sull’acqua del fiume si appoggiano gentili dentro i suoi occhi. Persino le guglie e le cupole delle chiese dalla parte della città nuova sono affascinanti. Sembra oggi di vederle per la prima volta. Allontanano tutte le ansie al primo sguardo. C’è anche lo spazio per un breve sorriso.
11.45 Me raggiunge Jindriska, le Poste Centrali. Sembra di entrare in una banca del far west, oppure a Londra nel XIX secolo. Ci sono ori e stucchi e mosaici art noveau dappertutto. Tutto lindo perfetto arioso. Un solerte guardiano in uniforme sulla sessantina chiede cosa desidera. Me fa capire che deve spedire un fax.
La guardia indica un ufficetto alla propria destra, “Informace”: dentro c’è già qualcuno che parla con l’impiegata. Me tituba ma la guardia è pronta di riflessi:
“Mujete, mujete” (tipo “si può, si può”)
Me entra, l’altro esce subito, l’impiegata parla inglese “Desk number three, no ticket is required”
Sicchè Me va allo sportello tre. Una ragazzina con gli occhiali, intenta a timbrare tutto l’elenco del telefono del mondo, consegna un modulo prestampato in inglese e ceco.
Si richiedono il codice avviamento postale e l’indirizzo del mittente e del destinatario.
Fa presente che ha solo il numero di fax con sè e che non deve spedire una lettera.
La ragazzina non parla inglese, solo ceco, e lo fa pesare con ogni parola.
Con ogni suono respinge il povero Me al di là del pertugio nello sportello.
Ci riprova: consegna il foglietto monco all’impiegata che lo guarda schifata. Fa capire che non va bene.
E non guarda non cerca di essere accomodante. No. Me chiede se qualcuno dietro con lei parli inglese, che possa spiegare. “To nevìm” (nevim vuol dire “non so”)
Me accartoccia il biglietto lo lancia contro l’impiegata e sonoramente la manda a fare in culo mentre guadagna velocemente l’uscita. Perché non si sa mai.
12:00 Sosta per breve colazione ad un internet cafè. Ma il wifi è rotto e non ci si può collegare. Me ha già ordinato. Merda…
12:10 cambio dell’internet cafè, l’email è muta, come il telefono.
13:00 Appuntamento al ministero della cultura, per discutere di prossimi lavori che saranno pagati –pochissimo- forse a novembre: se la cava con 15 minuti di sbadigli.
14:00 Un altro caffè per controllare di nuovo la posta su internet. Magari qualche altra ditta ha risposto ai suoi annunci.
Ma il vuoto è il suo compagno preferito.
15:00 Me deve vedere un appartamento nel miglior quartiere della città: un vero affare. L’appartamento è bellissimo ma non si possono spostare i mobili, vanno tenuti in casa. E tutti quelli che hanno lui e la sua ragazza? Viene fatto capire che sono cazzi loro. Me chiede tempo per far vedere la casa anche alla sua ragazza che sta lavorando. Prende accordi per chiamare in serata fissare un nuovo appuntamento.

15:45
il tanto sospirato colloquio, in Belgicka ulice.
C’è già stato in questa piccola ditta: preparano sistemi di traduzione. Il responsabile del reparto operativo è americano e parla come un cowboy e pensa come bruce willis in armaggedon: “NO QUIT, ALL GO”. Ma ha una segretaria, Veronika, niente male: soprattutto il musino carino e queste due grandi tette, attirano le occhiate insistenti di Me. Lo portano, di solito, nel bar di fianco a bere un caffè e parlare di Me. Ma del lavoro che fanno lì dentro non si sa niente. Non ne hanno mai voluto parlare..
Oggi invece, niente bar: uffici!
Peccato che sia tutto vuoto smontato smembrato. Dov’era pieno di volti davanti ai monitor e sedie e telefoni e cavi e voci…. Nulla niente. Solo moquette sporca e avanzi di cavi tagliati. Me pensava che fossero un’ agenzia-copertura per la c.i.a., ma non pensava di essere così vicino alla verità. Forse lo sono davvero.
Un ragazzone, business dress code, lo introduce in un’altra stanza dove altre persone, per lo più donne, stanno al computer: anche qui dentro.
Quella che si presenta per prima e si alza dalla scrivania in tutta la sua potente femminilità, è quella che ha fissato l’appuntamento al telefono con Me.
È bionda, è donna. Me si innamora dopo un decimo di secondo.
Ohhh, come si può resistere a tanta bella donna così?
L’altra invece è mezza asiatica, forse messicana, forse americana, forse ceca con origini vietnamite del nord (i rifugiati comunisti li mandavano qui, ai tempi): più piccola, molto meno femminile. Ha delle strane scarpe, ballerine credo, con delle paillettes multicolore sulle punte. Sorride e all’improvviso quando fa le domande diventa seria guarda esplora.
Anche l’altra esplora ma dall’alto della sua femminilita.
Entrambe tengono in mano il suo curriculum. Entrambe massacrano le due penne che tengono in mano.
Il colloquio è veramente un colloquio: niente tests, niente domande verità. Non spiegano ancora niente ma alla fine sparano almeno la prima cifra di inizio lavoro.
Cioè niente proprio, un cazzo. Ci sarà una percentuale sul lavoro che riuscirà a fare in più, se sarà bravo.
Si, perché le due donne in questione appartengono al reparto sellsandcostumercare.
Così vanno a provvigioni. Come suo padre.
Dimmi te quanta strada ha fatto e quanto ha studiato e quanto ha sudato Me e poi?
Mica niente di male, per carità: ma poteva stare dietro l’angolo di casa, allora.
La bionda almeno è così piacevole da guardare. Bianca bionda slavata. Tutti gli stereotipi al loro posto.
Quando si gira poi, Me ha un sussulto. Vede colline, una casa, un cuscino, uno strumento musicale e tante cose ancora.
16:20 Il colloquio finisce e Me torna fuori, di nuovo in preda alle sue ansie e alle sue preoccupazioni. Deve fare il biglietto per tornare in Italia! Dall’altra parte della città..
Si tenta il record oggi.
Da un tram all’altro, da un quartiere all’altro si fanno subito le 17.10
Quanti soldi sono rimasti? Pochi… pochissimi.
Deve andare a casa veloce. La sua ragazza lavora così deve essere lui in casa alle 17.30, perché arriva l’idraulico e il muratore per aggiustare il bagno dopo due mesi circa.
La ragazza di Me è tornata alle 20.00
Il muratore non è ancora arrivato, il ragno è sempre su quel pezzetto di muro.
E il meraviglioso appartamento l’hanno pure prenotato prima di Me.
Il 7 settembre finisce qui.

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